Una grotta, tre numeri, sei rilievi

Questa è la storia di una grotta del Carso triestino situata nelle vicinanze della ex discarica di Trebiciano, in comune di Trieste. Una grotta come tante altre, ma con una storia complicata, lunga oltre cento anni.

Di quale grotta stiamo parlando? Beh… dipende. Dipende da quale nome o da quale numero catastale vogliamo attribuirle. Attualmente la grotta in questione risulta inserita nel Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia (https://catastogrotte.regione.fvg.it/) con due numeri e nomi diversi: 345/592VG – Pozzo 2° di Fernetti e 375/1272VG – Pozzo presso Trebiciano. La cavità, secondo la pubblicazione Toponomastica delle grotte della Venezia Giulia, è citata anche con altri nomi: Pocle [Poklon], Grotta o Fovea del Sangue, Schacht im N von Trebiciano …

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ATTENZIONE: frequentazioni indesiderate nella grotta Bac

ATTENZIONE / POZOR: frequentazioni indesiderate nella grotta Bac

A seguito di una segnalazione, che abbiamo ricevuto da parte di una giovane speleologa, ci siamo recati nella Grotta Bac (64/49 VG) per verificare quanto ci era stato raccontato sullo stato di degrado di questa conosciutissima e frequentatissima grotta del Carso.

Come preannunciato, subito dopo l’ingresso nel tratto pianeggiante che porta al secondo ingresso, abbiamo rinvenuto una decina di siringhe usate da qualcuno che ha individuato questo particolare sito per andare a drogarsi. Caso piuttosto grave se pensiamo che questa grotta viene usata molto frequentemente per l’accompagnamento di scolaresche in quanto, tutto il tragitto è praticamente privo di pericoli e ben si presta all’attività speleo-didattica.

Per ora, non avendo le competenze e gli strumenti adeguati per lo smaltimento di questi particolari “rifiuti” ci siamo limitati a raccogliere le siringhe e metterle in sicurezza dentro un anfratto della roccia. Poi, visto che si era già sul posto, abbiamo provveduto alla pulizia della vasta sala sottostante, ingombra, per lo più di scatolame e altre immondizie.

Ora, sarà nostra cura segnalare l’accaduto alle autorità competenti per procedere all’asporto e allo smaltimento attraverso una procedura adeguata.

Direttivo del CAT

La dolina dell’Ercole

Il “Progetto targhette” della Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia (FSRFVG) è un’iniziativa che la FSRFVG conduce dal 2011 in accordo con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per l’individuazione e l’apposizione di targhette identificative all’imbocco delle oltre 8.000 cavità iscritte nel Catasto Speleologico Regionale.

Tale progetto doveva servire, oltre che a fissare le targhette, identificare e documentare fotograficamente gli imbocchi, anche a correggere gli eventuali errori e discordanze relative ai dati delle posizioni e delle quote inseriti a catasto. Per questo motivo ai gruppi regionali aderenti al progetto era stato dato in consegna un GPS e istruzioni adeguate per un corretto posizionamento.

In questi anni gli speleologi più accorti e coscienziosi hanno svolto tutte queste operazioni, portando un notevole contributo alla conoscenza del territorio e all’implementazione dei dati a catasto. Altri, invece, hanno preferito passare per la via più corta non adeguandosi alle direttive impartite dalla FSRFVG, producendo più danni che vantaggi …

Il problema della posizione errata di una cavità, a volte, potrebbe anche essere da imputare al mancato inserimento a catasto dei dati forniti dagli speleologi all’inizio del “Progetto targhette”, a beneficio di posizioni con GPS differenziali prese anni addietro.

Questa introduzione serve per far comprendere come, consultando oggidì il Catasto Speleologico Regionale, possa dare fastidio riscontrare macroscopiche incongruenze, errori e inesattezze, che all’indomani dell’apposizione della targhetta non avrebbero dovuto più esserci.

Sul Carso triestino un esempio fra i tanti è la posizione della famosissima Grotta di Gabrovizza o Grotta Ercole (31/6VG) e della Grotta presso la 6VG (3687/5164VG) ubicate all’interno di una caratteristica dolina addossata alla linea ferroviaria Opicina – Aurisina.

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Ritrovate altre quattro grotte ritenute introvabili o scomparse

Sul Carso triestino sono centinaia i casi di grotte, soprattutto quelle rilevate e accatastate diversi decenni addietro, che risultano introvabili, ovvero scomparse. I motivi sono molteplici: dalla ostruzione o distruzione, alla errata posizione, ecc.

Il Gruppo Triestino Speleologi da tempo si sta dedicando alla ricerca di queste cavità, per effettuare un corretto posizionamento o verificarne l’effettiva scomparsa. Negli ultimi anni diverse indagini hanno interessato una moltitudine di grotte inserite nel Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia, che nonostante le accurate battute di zona, avevano sempre dato esito negativo.

Dopo le inutili ricerche sul terreno si è passati ad approfonditi studi a tavolino, consistenti in ricerche bibliografiche, incrocio di dati e raccolta di segnalazioni e informazioni. Quattro di queste cavità alla fine sono state rintracciate, nonostante le notevoli distanze dalle posizioni segnate a catasto.
Quindi per la prossima campagna del Progetto Targhette della FSRFVG, altre quattro grotte non risulteranno più “introvabili” ma potranno avere la loro targhetta identificativa all’imbocco.

Grotta ad E di Trebiciano – 3105/5033VG. Il nome può trarre inganno: sarebbe a SSE! La grotta si trova ad oltre 650 metri di distanza dalla posizione indicata a catasto. Potrebbe trattarsi di una errata trascrizione di una cifra della coordinata della latitudine.
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Catasto grotte: i “doppioni”

Sempre più spesso, grazie soprattutto al Progetto targhette che si sta attuando da un po’ di tempo, si verificano casi di “grotte doppie” ovvero cavità inserite nel Catasto Speleologico Regionale due (se non tre) volte e che quindi posseggono più numeri di catasto.
I motivi di ciò sono diversi e sono stati esplicitati al convegno organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia a Trieste al Magazzino delle Idee nel corso della manifestazione Speleo2018. Più precisamente si tratta del lavoro di G. Benedetti “Dove stanno le grotte? Analisi statistica degli scostamenti delle posizioni delle grotte a Catasto riscontrati nell’ambito del «Progetto targhette»” che apparirà sugli atti del convegno stesso in distribuzione a breve.

Si vuole qui segnalare due casi riscontrati recentemente dal Gruppo Triestino Speleologi, che vanno ad aggiungersi alle varie decine di segnalazioni di grotte doppie già appurate.

Caverna presso la cisterna di Gropada (2397/4810VG) = Grotta ricovero antiaereo di Gropada (7449/6424VG)

Classico esempio di cavità la cui posizione, fatta anni addietro basandosi sulle carte 1:25.000, è stata poi trasformata in modo automatico con l’avvento delle CTR 1:5.000. In questo modo la grotta potrebbe trovarsi in un’area molto estesa e l’ingresso essere ubicato a diverse centinaia di metri di distanza dal punto segnato sulla cartografia CTR 1:5.000.

Grotta della Faccia (6495/6201VG) = Grotta del Litigio (7830/6506VG)

In questo caso si tratta probabilmente di una errata trascrizione di un dato nell’inserimento a catasto: una cifra al posto di un’altra. Il problema potrebbe essere che la posizione vada a ricadere in qualsiasi parte della Regione. È emblematico il caso di una famosa grotta la cui posizione, alcuni anni addietro, veniva fatta ricadere in mezzo al Golfo di Trieste! Usualmente l’errore si riscontra solamente in una delle due coordinate: o nella latitudine o nella longitudine.

Questa breve nota dovrebbe insegnarci che, quando le grotte da targhettare non si trovano, la ricerca va estesa a un’area maggiore o integrata da una accurata ricerca bibliografica.

Ecco allora che bisogna sondare tutti gli indizi possibili e prendere in esame diverse informazioni: descrizione dell’itinerario, denominazione della cavità, cartina allegata con la posizione, ricerche storiche e bibliografiche ecc.

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