{"id":12205,"date":"2026-09-08T10:07:28","date_gmt":"2026-09-08T08:07:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fsrfvg.it\/?p=12205"},"modified":"2026-09-08T10:07:28","modified_gmt":"2026-09-08T08:07:28","slug":"nuovi-nati-nel-buio-della-kleine-berlin-si-riproduce-ancora-il-raro-amblypygi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fsrfvg.it\/?p=12205","title":{"rendered":"Nuovi nati nel buio della Kleine Berlin: si riproduce ancora il raro Amblypygi"},"content":{"rendered":"<p>Nuovo avvistamento nella galleria sotterranea: una femmina con i piccoli sul dorso conferma la capacit\u00e0 della colonia di vivere e riprodursi in un ambiente artificiale isolato<\/p>\n<div id=\"attachment_12207\" style=\"width: 254px\" class=\"wp-caption alignright\"><a class=\"highslide img_1\" href=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich5-scaled.jpg\" onclick=\"return hs.expand(this)\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-12207\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-12207\" src=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich5-775x1024.jpg\" alt=\"Charinus ioanniticus\" width=\"244\" height=\"322\" srcset=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich5-775x1024.jpg 775w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich5-227x300.jpg 227w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich5-768x1015.jpg 768w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich5-1162x1536.jpg 1162w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich5-1550x2048.jpg 1550w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich5-scaled.jpg 1937w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-12207\" class=\"wp-caption-text\">Charinus ioanniticus<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: right\">Trieste, 2 settembre 2026<\/p>\n<p>Una nuova osservazione nella Kleine Berlin riporta l&#8217;attenzione su una delle presenze zoologiche pi\u00f9 insolite e affascinanti del sottosuolo triestino: quella di <em>Charinus ioanniticus<\/em>, un aracnide appartenente all&#8217;ordine degli Amblypygi, comunemente chiamati in inglese whip spiders, cio\u00e8 \u201cragni frusta\u201d, denominazione che pu\u00f2 per\u00f2 generare confusione perch\u00e9 questi animali non appartengono all&#8217;ordine Araneae dei veri ragni.\u00a0 La scoperta della popolazione triestina, pubblicata nel 2020 sulla rivista scientifica Arachnology, rappresent\u00f2 il primo ritrovamento documentato di un Amblypygi sul territorio italiano e, all&#8217;epoca, il secondo dato noto per la specie nell&#8217;Europa continentale, nonch\u00e9 la popolazione pi\u00f9 occidentale conosciuta.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>La nuova osservazione \u00e8 avvenuta venerd\u00ec 28 agosto, durante le consuete visite di fine mese aperte al pubblico. In quell&#8217;occasione un giovane universitario, interessato all&#8217;aracnide per motivi di studio, ha chiesto di poter accedere a una delle gallerie normalmente escluse dal percorso di visita. L&#8217;accesso \u00e8 stato possibile con l&#8217;accompagnamento di Lucio Mircovich, speleologo del gruppo volontari del Club Alpinistico Triestino che gestiscono la Kleine Berlin. Proprio sulle pareti grigie e umide della galleria sono stati individuati due esemplari di <em>Charinus ioanniticus<\/em>, una specie che, per le sue dimensioni ridotte e per la capacit\u00e0 di confondersi con la superficie minerale e cementizia, non \u00e8 sempre immediatamente riconoscibile.<\/p>\n<p><a class=\"highslide img_2\" href=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich4-scaled.jpg\" onclick=\"return hs.expand(this)\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-12208 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich4-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"363\" height=\"272\" srcset=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich4-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich4-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich4-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich4-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich4-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 363px) 100vw, 363px\" \/><\/a>L&#8217;osservazione pi\u00f9 significativa ha riguardato uno dei due individui, una femmina che portava sul dorso la propria covata appena schiusa. Sulla superficie dorsale dell&#8217;animale erano infatti distinguibili i giovani, addossati e aggrappati l&#8217;uno all&#8217;altro, in una delle fasi pi\u00f9 caratteristiche della biologia riproduttiva degli Amblypygi. Il particolare assume un&#8217;importanza ulteriore perch\u00e9 conferma visivamente un fenomeno gi\u00e0 documentato dagli studiosi nella popolazione della Kleine Berlin: questi animali non sono semplicemente sopravvissuti accidentalmente all&#8217;interno del rifugio, ma sono riusciti a insediarsi stabilmente nell&#8217;ambiente sotterraneo e a riprodursi. Qualche giorno prima, l&#8217;entomologo del Museo di Storia Naturale di Trieste Andrea Colla aveva gi\u00e0 segnalato la presenza di cinque giovani esemplari.<\/p>\n<p>La popolazione era stata individuata scientificamente a partire dal 2019 e studiata sistematicamente fino al 2020 da Andrea Colla, Carlo Maria Legittimo, Filippo Castellucci, Enrico Simeon e Gustavo Silva de Miranda. Il lavoro, intitolato First record of Amblypygi from Italy: <em>Charinus ioanniticus<\/em> (Charinidae), venne pubblicato nel volume 18 di Arachnology, alle pagine 642-648, con DOI10.13156\/arac.2020.18.6.642. Le indagini condotte nella Kleine Berlin avevano permesso di riconoscere diversi individui di differenti dimensioni, oltre a numerose esuvie, cio\u00e8 gli involucri lasciati dagli animali durante la muta, e avevano portato all&#8217;osservazione di femmine con uova e successivamente con le cosiddette <em>praenymphae<\/em>, i giovani che seguono la schiusa.<\/p>\n<p>A prima vista <em>Charinus ioanniticus<\/em> pu\u00f2 sembrare una creatura appartenente a un gruppo di animali molto pi\u00f9 conosciuto e inquietante. Il corpo appiattito, i pedipalpi anteriori muniti di spine e soprattutto le lunghissime appendici che si muovono davanti all&#8217;animale gli conferiscono un aspetto che pu\u00f2 ricordare contemporaneamente un ragno e uno scorpione. Dal punto di vista zoologico, tuttavia, gli Amblypygi costituiscono un ordine distinto degli aracnidi e presentano caratteristiche anatomiche proprie. L&#8217;ordine comprende oltre duecento specie e ha una distribuzione prevalentemente tropicale e subtropicale, risultando molto meno rappresentato nelle regioni temperate.<\/p>\n<p>La caratteristica che colpisce maggiormente l&#8217;osservatore \u00e8 rappresentata dal primo paio di zampe, che negli Amblypygi non viene utilizzato per camminare come le altre sei zampe locomotorie. Queste appendici sono diventate estremamente lunghe e sottili e svolgono soprattutto una funzione sensoriale, permettendo all&#8217;animale di esplorare l&#8217;ambiente attraverso il contatto e le vibrazioni. \u00c8 proprio osservando un esemplare mentre mantiene queste appendici completamente estese che viene spontaneo pensare all&#8217;espressione \u201crizzare le antenne\u201d, anche se, naturalmente, dal punto divista anatomico non si tratta di vere antenne.<\/p>\n<p><a class=\"highslide img_3\" href=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich-1-scaled.jpeg\" onclick=\"return hs.expand(this)\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-12209 alignright\" src=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich-1-686x1024.jpeg\" alt=\"\" width=\"325\" height=\"485\" srcset=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich-1-686x1024.jpeg 686w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich-1-201x300.jpeg 201w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich-1-768x1147.jpeg 768w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich-1-1028x1536.jpeg 1028w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich-1-1371x2048.jpeg 1371w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich-1-scaled.jpeg 1714w\" sizes=\"(max-width: 325px) 100vw, 325px\" \/><\/a>L&#8217;animale si muove con estrema cautela, utilizzando queste lunghe strutture sensoriali per esplorare ci\u00f2 che lo circonda, mentre i pedipalpi, situati anteriormente e dotati di spine, partecipano alla cattura delle prede. A differenza di quanto potrebbe far pensare il suo aspetto, <em>Charinus ioanniticus <\/em>non possiede ghiandole velenifere associate ai cheliceri ed \u00e8 considerato innocuo per l&#8217;uomo. Anche gli esemplari osservati nella Kleine Berlin sono descritti dagli studiosi come particolarmente timidi.<\/p>\n<p>La presenza di <em>Charinus ioanniticus<\/em> nel cuore di Trieste rappresenta un caso particolarmente interessante dal punto di vista ecologico perch\u00e9 l&#8217;animale vive all&#8217;interno di un ambiente completamente artificiale. La Kleine Berlin \u00e8 infatti un complesso di gallerie sotterranee realizzato durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944, come rifugio antiaereo. Il sistema di cunicoli \u00e8 rimasto in larga parte conservato e, dal 1996, \u00e8 affidato al Club Alpinistico Triestino, che ne ha valorizzato il patrimonio storico rendendolo visitabile.<\/p>\n<p>Proprio alcune caratteristiche fisiche delle gallerie sembrano aver creato condizioni favorevoli all&#8217;insediamento dell&#8217;aracnide. Gli esemplari sono stati osservati sulle pareti verticali, spesso in corrispondenza di concrezioni calcaree, fratture e superfici caratterizzate dalla presenza di umidit\u00e0. Le ricerche scientifiche hanno evidenziato come gli animali siano stati osservati frequentemente coperti da piccole gocce d&#8217;acqua e come alcuni individui tendessero a rimanere nella stessa porzione di parete. Le caratteristiche del luogo, con elevata umidit\u00e0, assenza di luce solare diretta e condizioni microclimatiche relativamente stabili, ricreano almeno in parte quelle che gli Amblypygiincontrano negli ambienti naturali sotterranei.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questo microambiente a rendere la Kleine Berlin un vero e proprio laboratorio naturale nel quale osservare il processo di adattamento di una specie a un ambiente molto diverso da quello esterno. Nel sottosuolo artificiale di Trieste l&#8217;animale trova infatti alcune delle condizioni fondamentali di cui necessita: oscurit\u00e0 pressoch\u00e9 permanente, umidit\u00e0 e una superficie verticale ricca di piccole irregolarit\u00e0 nelle quali pu\u00f2 muoversi e trovare rifugio.<\/p>\n<p>Quando la popolazione triestina venne studiata scientificamente, la sua presenza rappresentava un enigma biogeografico. <em>Charinus ioanniticus<\/em> era conosciuto nell&#8217;area mediterranea orientale, consegnalazioni provenienti dalla Turchia, dalle isole greche di Rodi e Kos e da altre aree del Mediterraneo orientale; nel 2019 era stata inoltre documentata la presenza della specie ad Atene, primo ritrovamento allora noto nell&#8217;Europa continentale. Gli studiosi avevano quindi gi\u00e0 ipotizzato che la presenza in un ambiente urbano potesse essere collegata anche a un trasporto accidentale operato dall&#8217;uomo.<\/p>\n<p><a class=\"highslide img_4\" href=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich3-scaled.jpg\" onclick=\"return hs.expand(this)\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-12215 alignleft\" src=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich3-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"253\" height=\"190\" srcset=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich3-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich3-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich3-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich3-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Foto-di-L.-Mircovich3-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 253px) 100vw, 253px\" \/><\/a>Per quanto riguarda Trieste, lo studio del 2020 prese in considerazione diverse possibili modalit\u00e0 diarrivo. Gli autori valutarono, tra le altre ipotesi, un eventuale trasporto accidentale associato a materiali speleologici o oggetti storici introdotti nel sistema sotterraneo nel corso degli anni, ma non trovarono collegamenti affidabili fra le attivit\u00e0 speleologiche del CAT nelle aree in cui la specie era presente e l&#8217;arrivo dell&#8217;aracnide nella Kleine Berlin. \u00c8 proprio a questo punto che la storia della popolazione triestina diventa particolarmente interessante. Una delle ipotesi storiche considerate dagli studiosi riguarda infatti un possibile trasporto accidentale legato ai movimenti di uomini e materiali durante il periodo bellico del secondo conflitto mondiale. L&#8217;ipotesi \u00e8 compatibile con la biologia della specie e con il fatto che popolazioni di <em>Charinus ioanniticus<\/em> siano state individuate anche in ambienti artificiali e in prossimit\u00e0 di insediamenti umani, ma non \u00e8 stato possibile dimostrare quale sia stato l&#8217;effettivo vettore che port\u00f2 gli animali a Trieste. Per questo motivo non \u00e8 corretto affermare come fatto acquisito che siano stati necessariamente i militari tedeschi in ritirata dalla Grecia a trasportare gli Amblypygi nelle casse di materiale militare. Gli stessi ricercatori che hanno studiato la popolazione hanno sottolineato l&#8217;impossibilit\u00e0 di stabilire quando siano arrivati i primi esemplari e attraverso quale mezzo. Se l&#8217;origine della popolazione rimane incerta, ancora pi\u00f9 interessante \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto successivamente.<\/p>\n<p>La prima osservazione scientificamente documentata risale al 2019, ma gli studi condotti nei due anni successivi dimostrarono che nella galleria non era presente un individuo isolato. Furono riconosciuti esemplari adulti e giovani di diverse dimensioni, insieme a numerose esuvie, segno che gli animali completavano il proprio ciclo di crescita all&#8217;interno dell&#8217;ex rifugio antiaereo di Trieste. Le osservazioni ripetute di individui gi\u00e0 riconosciuti e marcati dimostrarono inoltre che alcuni esemplari rimanevano nel sistema sotterraneo nel corso del tempo. Ancora pi\u00f9 significativa fu l&#8217;osservazione di femmine con uova e successivamente con giovani.<\/p>\n<p>Nello studio scientifico sono documentate, in particolare, una femmina con uova osservata il 6 luglio 2020 e una femmina con praenymphae osservata il 1\u00b0 ottobre dello stesso anno.<\/p>\n<p>La biologia riproduttiva di <em>Charinus ioanniticus<\/em> aggiunge un ulteriore elemento di interesse. La specie \u00e8 nota per la capacit\u00e0 di riprodursi per partenogenesi in alcune popolazioni, cio\u00e8 attraverso una riproduzione nella quale la femmina pu\u00f2 produrre prole senza la fecondazione da parte di un maschio. La letteratura scientifica ha documentato questo fenomeno nella specie, in particolare nelle popolazioni di Rodi, anche se la modalit\u00e0 riproduttiva delle popolazioni di altre aree,\u00a0 compresa quella italiana, richiede valutazioni specifiche. \u00c8 quindi pi\u00f9 prudente parlare della popolazione triestina come di una popolazione costituita da sole femmine e capace di riprodursi, senza attribuirle automaticamente una modalit\u00e0 riproduttiva definitivamente dimostrata per ogni generazione.<\/p>\n<p>La presenza, oggi, di una femmina con giovani sul dorso rappresenta quindi un&#8217;osservazione particolarmente interessante perch\u00e9 documenta nuovamente una fase riproduttiva all&#8217;interno della galleria e mostra che la popolazione continua a trovare nell&#8217;ambiente sotterraneo condizioni compatibili con il proprio ciclo biologico.<\/p>\n<p>Il fatto che questi animali siano presenti nella Kleine Berlin da anni non significa che siano facilmente osservabili durante le normali visite. Gli Amblypygi hanno abitudini prevalentemente notturne e sono estremamente discreti; inoltre gli esemplari possono rimanere immobili sulle pareti per lunghi periodi, mimetizzandosi contro superfici grigie, concrezioni e zone d&#8217;ombra. La loro individuazione richiede quindi attenzione e conoscenza dell&#8217;habitat.<\/p>\n<p>Per la Kleine Berlin, inoltre, la presenza di <em>Charinus ioanniticus<\/em> costituisce un ulteriore elemento di valore naturalistico che si affianca alla straordinaria importanza storica delle gallerie. Il rifugio non rappresenta quindi soltanto una testimonianza architettonica e militare del Novecento, ma \u00e8 diventato nel corso dei decenni anche un ambiente nel quale una specie insolita ha trovato condizioni sufficientemente favorevoli per insediarsi e riprodursi.<\/p>\n<p>L&#8217;osservazione del 28 agosto aggiunge dunque un nuovo tassello alla conoscenza della popolazione triestina di <em>Charinus ioanniticus.<\/em><\/p>\n<p>La femmina con i giovani sul dorso non rappresenta semplicemente un&#8217;immagine curiosa o spettacolare, ma testimonia la complessit\u00e0 di un processo biologico iniziato almeno diversi anni fa e tuttora osservabile all&#8217;interno di una galleria artificiale.<\/p>\n<p>La Kleine Berlin continua cos\u00ec a custodire due storie apparentemente lontanissime: quella degli uomini che nel 1944 scavarono e costruirono il rifugio sotterraneo e quella, molto pi\u00f9 antica e silenziosa, dell&#8217;evoluzione di un aracnide capace di vivere nell&#8217;oscurit\u00e0, nell&#8217;umidit\u00e0 e nella stabilit\u00e0 microclimatica del sottosuolo.<\/p>\n<p>Quando un esemplare viene illuminato dalla luce di una torcia, quelle che sembrano antenne si distendono sulla parete e cominciano a esplorare lo spazio circostante. \u00c8 un movimento lento, quasi impercettibile, ma racchiude una delle storie naturalistiche pi\u00f9 singolari del sottosuolo triestino: quella di una specie mediterranea che, per ragioni ancora non completamente chiarite, \u00e8 arrivata in una citt\u00e0 dell&#8217;Alto Adriatico, ha trovato rifugio in una struttura costruita dagli uomini durante la guerra e, contro ogni previsione, ha trasformato quelle gallerie in una casa capace di sostenerne il ciclo vitale.<\/p>\n<p><a class=\"highslide img_5\" href=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Logo-CAT.png\" onclick=\"return hs.expand(this)\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-12222 \" src=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Logo-CAT.png\" alt=\"\" width=\"68\" height=\"81\" srcset=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Logo-CAT.png 787w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Logo-CAT-250x300.png 250w, https:\/\/www.fsrfvg.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Logo-CAT-768x920.png 768w\" sizes=\"(max-width: 68px) 100vw, 68px\" \/><\/a>CLUB ALPINISTICO TRIESTINO<br \/>\nVia R. Abro, 5\/A<br \/>\n34144 Trieste<br \/>\ncell.: 348 5164550<br \/>\ncodice fiscale: 80016650329<br \/>\ne-mail: <a href=\"mailto:cat@cat.ts.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">cat@cat.ts.it<\/a><br \/>\npec:cat.trieste@pec.csvfvg.it<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.cat.ts.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.cat.ts.it<\/a><br \/>\nUfficio Stampa: Alessandra Ressa +39 348 3515270<br \/>\nFoto di Lucio Mircovich<\/p>\n<div class=\"sharedaddy sd-sharing-enabled\"><div class=\"robots-nocontent sd-block sd-social sd-social-icon-text sd-sharing\"><h3 class=\"sd-title\">Condividi:<\/h3><div class=\"sd-content\"><ul><li class=\"share-facebook\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"sharing-facebook-12205\" class=\"share-facebook sd-button share-icon\" href=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/?p=12205&amp;share=facebook\" target=\"_blank\" title=\"Fai clic per condividere su Facebook\"><span>Facebook<\/span><\/a><\/li><li 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zoologiche pi\u00f9 insolite e affascinanti del sottosuolo triestino: quella di Charinus ioanniticus, un aracnide [&#8230;]<\/p>\n<div class=\"sharedaddy sd-sharing-enabled\"><div class=\"robots-nocontent sd-block sd-social sd-social-icon-text sd-sharing\"><h3 class=\"sd-title\">Condividi:<\/h3><div class=\"sd-content\"><ul><li class=\"share-facebook\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"sharing-facebook-12205\" class=\"share-facebook sd-button share-icon\" href=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/?p=12205&amp;share=facebook\" target=\"_blank\" title=\"Fai clic per condividere su Facebook\"><span>Facebook<\/span><\/a><\/li><li class=\"share-twitter\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"sharing-twitter-12205\" class=\"share-twitter sd-button share-icon\" href=\"https:\/\/www.fsrfvg.it\/?p=12205&amp;share=twitter\" target=\"_blank\" title=\"Fai clic qui per condividere su Twitter\"><span>Twitter<\/span><\/a><\/li><li class=\"share-email\"><a rel=\"nofollow 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