ISONZO SOTTERRANEO: dove va a finire l’acqua del Lago di Doberdò?

Ott
6
10:00

Il Gruppo Interdisciplinare di Studio delle Acque Carsiche Isontine nasce nel tempo quale spontanea aggregazione di persone, tra cui professionisti e volontari della ricerca ed oggi consta di circa sessanta persone tra ricercatori, speleologi, geologi, naturalisti, biologi, chimici, operatori del soccorso, giornalisti, provenienti sia dalla nostra regione che dal Veneto, dalla Toscana, dall’Umbria, dalle Marche e dalla Slovenia e può contare sul supporto e contributo di diverse Associazioni ed sia Enti pubblici che privati.

Il Gruppo ha come obiettivo lo studio dello sviluppo idrogeologico superficiale e ipogeo del Carso Isontino. Dal 2015 sta lavorando sul territorio isontino raccogliendo dati scientifici, rilevando cavità e divulgando i risultati ottenuti.
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Timavo System Exploration 2018

Anche se con ampio ritardo, per il quale ci scusiamo, riportiamo qui sotto le notizie del Timavo System Exploration 2018, con le foto e didascalie pubblicate dalla Società Adriatica di Speleologia sulla loro pagina facebook.

Prima parte – agosto 2018

Timavo: Centinaia di metri di gallerie fin ora inesplorate, spelosub istruiti per eseguire durante le immersioni prelievi di dna sui protei, 180 speleologi coinvolti nelle varie edizioni… questo e molto altro in un unico progetto di carattere internazionale… Timavo System Exploration.
(foto Stefano Savini)

Ma per parlare delle eccezionali scoperte e delle ultime frontiere nel campo della ricerca sul Proteo, bisogna fare un passo indietro, un salto nel passato di oltre due secoli.
250 anni fa, per la prima volta viene descritto un singolare animale, il cucciolo di drago, Olm, o scientificamente, Proteus anguinus laurenti, o più comunemente conosciuto col nome di Proteo.
Il più grande vertebrato esistente, adattato esclusivamente alla vita in grotta.

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Colorazione al lago di Doberdò

Riproponiamo l’articolo de Il Piccolo inerente l’ultima colorazione con fluoresceina fatta al lago di Doberdò, mentre alla fine trovate i due articoli (in sloveno) dal Primorski Dnevnik sempre inerenti lo stesso oggetto.

Buona lettura!

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Il mistero di Doberdò e la nuova tappa delle ricerca condotta con il coordinamento dell’Università di Trieste e il supporto di Acegas
Le bonifiche attuate a Sablici e a Pietrarossa sono forse la causa della “sparizione” del lago

Da Il Piccolo del 21.9.2018
di Laura Blasich

La ricerca

È ripresa la caccia da parte degli speleosub alle acque che defluiscono dal lago di Doberdò. E la nuova tappa delle ricerca condotta con il coordinamento del Dipartimento di geoscienze dell’Università di Trieste e il supporto di Acegas, e che rimane un tassello fondamentale per delineare le strategie da mettere in campo per migliorare lo stato di salute dello specchio d’acqua, ha finora confermato l’esito del tracciamento delle acque effettuato a fine giugno.

In buona sostanza le acque del lago defluiscono verso Sablici e la Moschenizza e verso il pozzo di Jamiano, Comarie e il Timavo.
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L’Assessore regionale Scoccimarro in grotta

Trieste, 11 settembre – L’assessore regionale all’Ambiente ed energia, Fabio Scoccimarro, ha voluto valutare di persona lo stato di salute delle grotte carsiche ed ha effettuato dei sopralluoghi all’abisso di Trebiciano, alla Grotta nera di Basovizza e in una delle numerose caverne inquinate dell’area triestina. In merito Scoccimarro ha spiegato che “visitando le grotte regionali ci si rende conto dell’importanza del lavoro svolto dai gruppi speleologici attivi in Friuli Venezia Giulia, ed in particolare dalla Federazione speleologica regionale, sia per l’attività di ricerca, sia per quella sportiva”.

Per leggere tutto l’articolo e vedere le foto e il video, clicca qui

Pulizia “a fondo” della Grotta Mattioli (Gropada – Trieste)

In un caldissimo lunedì 20 agosto, alcuni soci del Club Alpinistico Triestino hanno ben pensato di prendere il “fresco” con un’operazione di pulizia ipogea. Ne è stata oggetto la Grotta Mattioli (114/42VG) situata nel pressi del paese di Gropada (Trieste).

Alla base del pozzo troviamo pochi rifiuti anche per il fatto che da questo punto scende una china detritica piuttosto ripida, sulla quale la maggior parte degli oggetti buttati nella grotta sono rotolati fermandosi qua e là ed, in alcuni casi, raggiungendo il successivo scivolo e l’ultimo saltino, fermandosi quindi sul fondo della grotta a -42 m.

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